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In Italia, su una popolazione di 57 milioni di abitanti, il fabbisogno teorico di sangue intero è stimato intorno a 2.284.000 unità per anno e quello di plasma ai 700.000 litri da destinarsi in larga misura alla produzione industriale di plasmaderivati.
Attualmente si raccolgono 2.280.000 unità di sangue intero per anno e 250.000 litri di plasma (I dati relativi al fabbisogno di sangue risalgono al 1992 e sono stati forniti dall'Istituto Superiore della Sanità). A livello teorico si può quindi pensare che il nostro Paese abbia raggiunto l'autosufficienza di sangue intero. In realtà esistono dei disequilibri regionali legati a molteplici cause che non consentono l'autosufficienza di ciascuna regione. L'Italia inoltre è ancora gravemente carente nella produzione di plasma. Ciò significa che è obbligata all'importazione di plasma, in parte semilavorato, da affidare all'industria della produzione dei plasmaderivati. E ciò crea non pochi problemi. E' nota infatti per il plasma importato la difficoltà di conoscerne la provenienza. Spesso viene raccolto in Paesi dove è ottenuto attraverso la donazione di persone che si sottopongono, per denaro e anche più volte al mese, al prelievo di sangue, in condizioni di salute e igiene ambientale non certo ottimali e con controlli sanitari estremamente carenti.
In Italia a subire una situazione di simile rischio sono gli emopatici, ovvero tutte quelle persone che necessitano di emoderivati per continuare a vivere.
Alla luce di quanto detto finora, va evidenziato che l'obiettivo primario di A.V.I.S. è proprio quello di raggiungere l'autosufficienza nazionale per il sangue intero e per il plasma (in base alla normativa dell'Unione Europea che vede l'autosufficienza Nazionale come somma delle autosufficienze regionali). Tutta l'attività svolta sinora dall'Associazione persegue difatti questo fondamentale obiettivo.
Va detto innanzitutto che l'A.V.I.S. è impegnata a promuovere il buon uso del sangue, ovvero un suo utilizzo razionale volto ad evitare qualsiasi possibile spreco. Ma non è tutto. L'A.V.I.S. è conscia che per arrivare ad un'autosufficienza nazionale è indispensabile promuovere una forte cultura della donazione del sangue. E per l'A.V.I.S. è necessario soprattutto eliminare quei tabù culturali ed emotivi che portano automaticamente ad associare il sangue ad un messaggio di morte (incidenti, stragi, catastrofi, ecc.). Il sangue è vita e dà la vita. E la donazione deve proprio essere vista sotto l'aspetto di un dono che una persona fa ad un'altra che ne ha vitale bisogno. E, come tutti i doni, è necessario che non arrechi alcun danno a chi lo riceve.
Al proposito l'A.V.I.S. è impegnata a promuovere donazioni di sangue sicure che non danneggino il ricevente. Non a caso tutta l'attività di reclutamento svolta dall'associazione per sensibilizzare e "arruolare" nuovi donatori si basa su una forte responsabilizzazione della persona. E' di fondamentale importanza, infatti, riuscire a far capire che da ciascuna donazione dipende la vita di uno o più malati. Chi si presta a tale attività deve quindi essere conscio delle conseguenze che tale gesto avrà sul ricevente.
L'A.V.I.S. infine si è posta e si pone tuttora come partner attivo e propositivo nei confronti del Ministero della Sanità, mettendo a disposizione la propria esperienza per aiutare a colmare quelle lacune culturali e tecnico-burocratiche ancora presenti nel nostro Paese.

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